Grazie! Grazie! Grazie!Salve, per prima cosa é dovuto un ringraziamento formale a tutti per aver visitato il blog. Vorrei partire dallo spunto datomi da uno di voi per questo mio intervento, una risposta che simbolicamente vuole correggere "la direzione" della discussione.
Vorrei rispondere simbolicamente Daniela. Quanto commentato da Lei non é vero PURTROPPO!
Il fenomeno descritto bene da Vittorio PALIOTTI in "Storia della Camorra" Dal "500 ai nostri giorni N.C.E. é tutt'altra cosa. Potremmo affermare, chiedo pietà ai colleghi linguisti, che fanno parte quasi di due concetti allofoni di uno stesso fonema "sociale".
La camorra descritta dal Paliotti é citata dalla collega era un'organizzazione arcaica che legava la sua esistenza a riti, convenzioni e rispetto di ruoli, una pantomima per giustificare soprusi e "sbruffi" (piccoli dazi) di dimensioni limitate e di limitata violenza che coinvolgeva, per la massima parte, solo affiliati alla stessa camorra.
Ristretta a Napoli e provincia.
Quella di oggi NO!
Da qui anche il volerla definire: SISTEMA.
Il problema cari colleghi risiede proprio qui se riteniamo la "camorra" ancora una "guapperia locale" e non il SISTEMA ORGANIZZATO che invece é lasciamo il fronte libero al dilagare di questa che oramai é considerabile come "un dialetto con un'esercito" capace di gestire porzioni sempre più vaste di territorio italiano.
Vi sembra una boutade provate a ritornare indietro con la mente e pensate...
come sia possibile far passare una GUERRA, che ha portato più morti del conflitto Israelo-Palestinese, che possiede cifre nell'ordine di migliaia di morti e che ha decimato intere generazioni, ad una semplice organizzazione di malavitosi locali intenti a gestirsi il "pizzo" su quattro negozietti.
Amici se lasciamo che questo SISTEMA conservi il cliché della vecchia camorra perderemo sempre più terreno e sopratutto giovani.
L'unico vero SISTEMA capace di combattere questo male é il dialogo la concertazione il PARLARNE il più possibile.
E perché no a scuola, si la scuola!
Intesa come primo e continuato sistema di difesa della deriva sociale in cui tutti siamo coinvolti nel combattere il silenzio assenso che come un mangime alimenta questo SISTEMA CAMORRA che ha solo tre obbiettivi :BUSINESS! BUSINESS! BUSINESS!
A tutti i costi e contro qualsiasi ostacolo: te compreso!
Olmo
1 commento:
Ho letto anch'io il libro di cui parli...permettimi di farti notare già il sottotitolo "miti e leggende su una setta..." Questo libro è un testo tutto fondato sulla tradizionale idealizzazione del passato cui rimanda tutta una tradizione di letteratura liberale ( vedi villari, labirola ecc..)
Io non ti parlavo ne' di miti e di legende... ti parlavo di documenti d'archivio e di tutta una legislazione straordinaria voluta dal nuovo Stato, che testimona una capacità fortemente imprenditoriale del fenomeno fin dall'origine. E' capace di cavalvare i sistemi economici, di inserisi nei sitemi di produzione, di fare dell'utile e reinvestirlo in altre attività. Il controllo del territorio era solo l'inizio...La grandezza del fenomeno odierno è dovuta suo a una diversa possibilità d'accedere ai sistemi finanziari-produttivi, impensabile nell'Ottocento.
Non esiste la guapperia fine a se stessa... l'idea che la criminalità organizzata in pasato fondasse la sua forza sulla sub cultura locale, mentre di recente si sarebbe modernizzata come impresa criminale è superata da molti studi storici.
Inoltre la sua presenza era già attestata nell'Ottocento non solo in città ma anche nelle aree rurali, secondo modalità non dissimilli a quelle urbane, circlando in forme più o meno forti e compatte in proporzione non tanto alla miseria, ma alla ricchezza della Campania Felix.
Un paradigma storico sul quale molti convengono oramai è quello della "modernizzazione violenta". L'uso diffuso della violenza in sicilia, come in campania, attestato nel periodo postunitario rappresenta il corollario del sistema capitalistico che si realizza al sud dopo l'unità di'italia.
L'inserimento del nuovo Stato allargava la configurazione di forze in gioco, cresceva la possibilità di muoversi tra diversi ambiti e livelli di potere e si moltiplicavano i canali e le risorse.
Quindi, se è vero che la camorra vive tra la fitta trama urbana dei quartieri meridionali della Napoli postunitaria, forte di radici nella plebe e ben radicata nelle carceri giudiziarie, è altrettanto vero che Napoli era anche la capitale dell'ex regno, e rimane a lungo un importante piazza di scambi con una stratificazione sociale e del potere piuttosto articolata nella quale la camorra non ha avuto difficoltà ad inuarsi....
ora basta... non so neanche se sono stata chiara...
la prox volta (se fate i bravi) vi parlo dell'ONORE camorrista...
ma solo se fate i bravi!!!
:)
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